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Calabria: lanciato il I° Raduno Archeogastronomico della Magna Grecia

Scritto da il 12 Marzo 2022

Lazzaro, frazione di Motta San Giovanni (Reggio Calabria), l’antica Leucopetra, c’è una famiglia – quella dei Riggio – che da oltre un decennio promuove la riscoperta delle tradizioni enogastronomiche calabresi che affondano le radici nella cultura della Magna Grecia, ossia quella legata alle città sorte a partire dall’VIII° sec. a.C. a seguito della colonizzazione ellenica nel Sud Italia. Pioniere in questo percorso di ricerca culturale, ma anche di valorizzazione di eccellenze agroalimentari del territorio, è stato Annunziato Riggio, padre di Francesco e Giuseppe Riggio che oggi ne proseguono l’affascinante combinazione di cultura e gastronomia da sempre fulcro delle attività sociali di AgriRiggio, l’azienda agricola e agrituristica di famiglia. Il loro è al tempo stesso uno sguardo amoroso verso la propria terra e un omaggio al padre Annunziato che aveva il particolare dono di catalizzare l’attenzione dei suoi ospiti legando il cibo della Calabria grecanica – l’area del reggino tra mare e monti dove si parla ancora l’antico idioma greco – con storia, letteratura, poesia classica, archeologia, zoologia, antropologia e leggende. La novità del 2022 è che il concorso “Il linguaggio del cibo…Archeogastronomo per un giorno” a lui intitolato due anni fa e oggi arrivato alla quattordicesima edizione, si trasforma nel “I° Raduno archeogastronomico della Magna Grecia”. L’idea di organizzare questo evento – spiegano i fratelli Riggio – nasce dal desiderio e dalla necessità di voler parlare sempre di più di archeogastronomia della Magna Grecia, oggetto appunto della grande passione di famiglia. L’idea è stata accolta con entusiasmo dall’Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche di Calabria che, già sponsor del precedente concorso, ha deciso di supportare anche la nuova iniziativa la cui mission fondamentale rimane quella di salvaguardare, conservare e trasmettere la cultura enogastronomica, le produzioni di eccellenza e la salvaguardia dei territori di produzione delle tipicità regionali.

Attraverso questa manifestazione – spiegano i Riggio – “si intende dar luogo a una “raccolta di testimonianze” da trasformare in una forma di turismo esperienziale che comprenda l’archeologia, l’enogastronomia, la cultura alimentare e materiale, le tradizioni popolari. L’archeogastronomia è una nuova scienza che, partendo dal cibo e collegandosi ai reperti archeologici, racconta le abitudini e le tradizioni di un popolo; grazie quindi ai vari ritrovamenti archeologici avvenuti nel territorio di Leucopetra e dell’area Grecanica si cerca di spiegare al meglio le abitudini culinarie e i tipi di allevamenti presenti sul territorio”.

I reperti ai quali è possibile fare riferimento sono diversi, a cominciare da quelli custoditi all’interno del piccolo museo di Lazzaro, l’Antiquarium Leucopetra dove, tra il materiale presente, figurano delle statuette raffiguranti la dea Demetra che attraggono molto la curiosità dei bambini durante le visite guidate perché ricordano loro delle piccole bambole: sono parte di una stipe votiva ritrovata a Lazzaro lungo lo “Stretto della Ferrina” dove si pensa fosse eretto un temenos, ossia un recinto sacro per il culto a Demetra nel quale i fedeli, dopo riti e sacrifici, lasciavano le loro offerte alla dea in segno di ringraziamento per la prosperità della terra. Inoltre esistono i ritrovamenti (oggi custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria) che lo studioso Domenico Carbone Grio ha fatto sul Capo D’armi, e che appartenevano ad una stipe votiva sacra al culto di Demetra o a quello della figlia Kore che attesta in maniera inequivocabile la presenza di un altro temenos dedicato al culto e che con molta probabilità fu attivo dall’età arcaica a tutta l’età ellenistico‐romana. Del prezioso materiale rinvenuto faceva anche parte una stele incisa con un’epigrafe databile al V sec. a.C. dedicata sempre alle due divinità femminili nella quale si legge che Kleainetos, figlio di un tale Nicomaco, donava loro la decima parte dei suoi prodotti. E poi ancora altre statuine fittili femminili con il braccio destro piegato a sorreggere un maialino e nel braccio sinistro una fiaccola, simili ai ritrovamenti fatti presso il santuario dedicato a Demetra e Persefone a Siracusa.

Il I° Raduno Archeogastronomico lancia un messaggio diretto ai ragazzi, ai cuochi, ristoratori, osti, massaie della Magna Grecia: li invita a preparare una ricetta tipica del proprio territorio dimostrandone il legame con un reperto archeologico, cercando di convincere chi la assaggerà o ne leggerà il racconto a fare una passeggiata nel luogo di riferimento o addirittura una vacanza con la famiglia. Nella ricetta dovrà infatti essere messo in evidenza, oltre al legame con il reperto archeologico, anche quello con il territorio di provenienza. “L’Archeogastronomia della Magna Grecia bisogna farla vivere per essere ancora raccontata”: questo era il messaggio che Annunziato Riggio, fondatore dell’AgriRiggio ha portato avanti per anni. Assieme agli studiosi dell’area grecanica e al Prof. Filippo Violi coniò inoltre il seguente motto: “Se ti incuriosisco: mi riscopri (Antiquarium Leucopetra); Se mi parli vivo (lingua greca di Calabria); Se mi degusti ti soffermi (Capicollo Azze Anca Grecanico Presidio Slow Food, Lestopitta, ecc.); Se mi porti con te (la Magna Grecia e il suo territorio continueranno a sopravvivere). Per non dimenticare, continuate a tramandare le ricette…tutte le famiglie devono sentire doveroso coltivare la storia dell’Archeogastronomia Magno-greca e della sua lingua e soprattutto tramandarla…”.

 

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